Nessuno sa con esattezza quanti siano i morti causati dalla follia di potere di Putin, dall’odio di Hamas o dalla sete di vendetta di Netanyahu: decine di migliaia, centinaia di migliaia, in gran parte civili.
Quello che vediamo ci sembra orribile e assurdo. Non dobbiamo però dimenticare che anche noi, in un passato non troppo lontano, abbiamo subito e causato morte e distruzione. le due guerre mondiali causate dalle nostre follie di potere hanno causato decine di milioni di morti, anche li in gran parte civili. Hamas, con la barbara aggressione dell’ottobre scorso ha ucciso 1.400 ebrei di Israele. Noi, nei campi di sterminio, più di 6 milioni di ebrei nostri concittadini da secoli. Dico noi perché sappiamo che dietro ad Hitler c’è stata, salvo poche eccezioni, tutta la Germania e buona parte dell’Austria, dietro Mussolini una consistente maggioranza di italiani.
Il miracolo dell’Unione Europea
La guerra che aveva causato più di 60 milioni di vittime, raso al suolo intere città, distrutto gran parte delle infrastrutture produttive, rendeva in apparenza impossibile una soluzione che potesse superare consensualmente i conflitti. Eppure si è verificato un miracolo. Statisti illuminati di sei dei paesi maggiormente coinvolti nella guerra hanno saputo far valere la ragione ed il buon senso, mettere da parte il passato, superare i conflitti, le questioni ideologiche e di principio e creare quella che ora è L’Unione Europea. Hanno concepito un quadro istituzionale innovativo per rendere impossibili nuove guerre fra i paesi europei, per favorire la ricostruzione materiale, economica e morale dei nostri Paesi, con l’impegno di tutti, con la messa in comune delle risorse scampate alla guerra. Quello che vediamo oggi intorno a noi rende evidente l’eccezionalità di quel primo passo, successivamente consolidato da adesioni di altri paesi e da costanti anche se lenti progressi del processo d’integrazione.
L’Unione Europea ci ha permesso di recuperare sicurezza e benessere, si è rivelata un prezioso supporto in caso di difficoltà economiche e finanziarie, ci ha permesso di affrontare con successo la catastrofica pandemia del coronavirus. L’unione con 27 stati europei ci garantisce maggior peso contrattuale nei riguardi di Russia, Cina, India, Turchia, Iran, Paesi Arabi, paesi dai quali dipendiamo per l’approvvigionamento di risorse vitali per il nostro sviluppo, paesi con i quali dobbiamo convivere e trattare, sapendo però che intendono perseguire con ogni mezzo i loro interessi, che vedono i valori sui quali è basata la nostra convivenza civile come pericolosi per i loro regimi autoritari, spesso imposti mortificando le libertà individuali e imbavagliando l’informazione. Non tutti questi paesi praticano l’aggressiva brutalità di Putin o dei terroristi dell’ISIS, ma tutti cercano, con mezzi più subdoli ma efficaci, con l’uso spregiudicato della rete di connessioni virtuali nella quale siamo tutti impigliati, sfruttando le nostre debolezze, con accoglienti paradisi fiscali, con la corruzione facilitata dalle enormi risorse finanziarie in gran parte fornite da noi, di scalzare le fondamenta delle nostre libertà, del nostro convivere democratico, fondamenta che ci illudiamo garantite per l’eternità. Con l’elezione di Trump abbiamo perso, negli Stati Uniti, uno dei pochi punti di riferimento affidabili sul quale per decenni abbiamo potuto contare.
Eppure l’Europa è ancora percepita da molti nostri connazionali con sospetto, come un corpo estraneo. Troppo spesso, non solo in Italia, politici tanto di destra che di sinistra, accusano l’Europa ogni volta che la situazione economica impone misure impopolari, misure che sanno giuste, che votano a Bruxelles, ma non hanno il coraggio di difendere per paura di perdere voti, di perdere il potere. Troppo spesso la politica ha usato l’Europa come ombrello per nascondere la propria incapacità di definire e difendere programmi che non siano un rincorrere le follie del facile consenso e la propria incapacità di agire con coraggio ed efficacità.
L’Europa siamo noi
L’Europa siamo noi: quello che l’Europa fa e ci dice di fare deriva dai trattati ratificati dal nostro Paese o da decisioni prese dal Consiglio dei Ministri, dai nostri ministri, decisioni prese democraticamente, in molti casi ancora all’unanimità, sempre più in codecisione con il Parlamento Europeo. La mancanza di sintonia con Bruxelles spesso lamentata dai nostri politici dipende dal fatto che quando i legittimi interessi nazionali devono essere presentati e discussi con altri 26 paesi non c’è spazio né comprensione per ipocrisie, furbizie, affabulazioni, irresponsabilità. Per essere presi in considerazione i problemi devono essere chiaramente giustificati e quantificati, le soluzioni devono essere concrete e realizzabili, si deve essere credibili nell’impegno di dare seguito a quanto convenuto e deciso. Si deve dimostrare, con i fatti, che si condividono i principi, gli obbiettivi e l’impegno collettivo che sono alla base dell’Unione.
La Commissione Europea non è un nemico: in quanto esecutivo deve garantire l’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle Istituzioni. L’Europa ci è amica non solo quando ci aiuta a superare i nostri problemi, lo è altrettanto e anzi ancora di più quando ci richiama ai nostri doveri e ci stimola a valorizzare talenti e risorse con impegno e senso di responsabilità. Purtroppo, come ci insegna l’eccelso Collodi, in quanto italiani siamo più propensi a farci incantare dalle favole di Lucignolo o del gatto e la volpe che ad ascoltare i saggi richiami del grillo parlante.
Nel drammatico contesto attuale è vitale che l’Europa sia presente ed attiva, all’altezza del nostro potenziale morale ed economico, del credito di cui disponiamo da parte dei molti paesi che aspirerebbero a farne parte. I milioni di disperati che ci chiedono asilo, pronti a morire piuttosto che vivere in contesti nazionali che negano dignità, libertà e futuro, ci creano problemi logistici, finanziari, di sicurezza, peraltro spesso strumentalizzati ed enfatizzati a fini elettorali, ma sono un prezioso richiamo alla realtà, un forte antidoto all’indifferenza, ci obbligano a vedere cosa succede realmente intorno a noi, ci avvertono dei pericoli che corriamo come isola felice sempre più assediata da forze ostili.
Necessità di una maggiore integrazione
Non illudiamoci di poter vivere di rendita, sta a noi difendere i nostri valori. Per questo abbiamo bisogno dell’Europa, di un’Europa ferma nei propri principi e con i mezzi necessari per promuovere benessere e sviluppo, per opporsi a ingerenze e sopraffazioni. Un livello europeo operativo ed efficace è indispensabile per affrontare problemi che condizionano il nostro futuro: Le nuove tecnologie, la gestione delle correnti migratorie, l’ambiente, l’energia, le pandemie. È vitale superare le fragilità dell’Europa che derivano da un processo di integrazione ancora incompleto in settori essenziali quali le relazioni esterne, il bilancio, la fiscalità o la difesa.
La deriva populista, per sua natura molto contagiosa, rende difficile l’emergere di statisti capaci di dire e difendere la verità anche se scomoda, di promuovere politiche lungimiranti e coraggiose. È indispensabile un forte stimolo e un forte supporto della Società Civile. L’oceanica manifestazione di Roma a favore dell’Europa ha dimostrato che il supporto esiste anche se poco focalizzato, disorientato dall’affollato mondo dei social fortemente inquinato da massicce operazioni propagandistiche, spesso finanziate dai paesi che hanno paura di un’Europa unita, nemici di un’Europa capace di esprimere tutto il su potenziale economico e morale. Non possiamo lamentarci delle insufficienze dell’Europa se non confermiamo nei fatti, con le nostre scelte, l’impegno dei padri fondatori, se non siamo disposti ad affermare senza incertezze che vediamo nell’Europa la sola garanzia per il nostro futuro.
L’impegno con il quale i nostri contendenti sul piano mondiale cercano di fomentare divisioni all’interno dell’Unione Europea rende evidente l’importanza politica ed economica dell’Europa se sa agire in modo coerente e compatto. Il buon senso o almeno lo spirito di sopravvivenza dovrebbe consigliare tutti i paesi dell’Unione ad agire in funzione del superiore interesse dei nostri paesi. I superiori interessi nazionali che ci uniscono dovrebbero sopraffare i piccoli interessi elettorali che sono all’origine delle divisioni.
È importante che l’Italia, in quanto uno dei paesi fondatori dell’Unione ed attualmente il solo che dispone di una maggioranza parlamentare stabile si impegni per favorire passi significativi sulla via dell’integrazione. Ci sono europeisti convinti in tutti gli schieramenti, tanto di destra che di sinistra. In momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo il senso di responsabilità dovrebbe consigliare ai nostri politici, tanto quelli al governo che quelli all’opposizione, di cercare convergenze, non enfatizzare divergenze, spesso fittizie e strumentali, dimostrando nei fatti che, come tutti proclamano, intendono realmente perseguire i superiori interessi del Paese, non i propri risibili interessi elettorali. Una legittima maggioranza parlamentare, quando è al governo del paese, non dovrebbe dimenticare che opera nell’interesse di tutti, non solo delle frange più vocifere delle proprie tifoserie. Gli eletti dei partiti all’opposizione non dovrebbero sentirsi obbligati ad intralciare per principio ogni iniziativa di governo, il confronto parlamentare deve avere come obbiettivo una migliore comprensione dei problemi e la ricerca delle risposte più efficaci e condivise per risolverli, evitando di sprecar energie in retoriche proclamazioni ideologiche e in campagne elettorali permanenti. Per navigare nel caos creato da Putin, Hamas, Netanyahu e dalla coppia Musk-Trump, abbiamo un disperato bisogno, in Italia e in Europa, tanto a destra che a sinistra, di statisti, non di demagoghi.
Ranieri Di Carpegna
Direttore Generale onorario della Commissione dell’Unione Europea
Rocca, Pro Civitate Christiana Assisi,n. 09, 1° maggio 2024
